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Dantedì : il giorno dedicato a Dante Alighieri (due miei video)
Oggi è il Dantedì, giorno dedicato a Dante Alighieri, conosciuto in tutto il mondo ed orgoglio italiano. I primi due video furono fatti da me a Monteriggioni con un attore bravissimo che interpretava il sommo poeta.
PS : Il seguente verso della Divina Commedia si adatta perfettamente alla situazione attuale. Riusciremo un giorno a rivedere le stelle...
E quindi uscimmo a riveder le stelle
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.Le stelle, osservava Attilio Momigliano,[2] sono la meta di Dante e per questo motivo ricorrono nel verso finale di ogni cantica della Commedia: una rispondenza che «non è pura simmetria, ma espressione del motivo ideale che corre attraverso il poema e lo innalza costantemente verso la meta».
22/03/20
Va, pensiero - NABUCCO (Giuseppe Verdi). FORZA ITALIA!
Va, pensiero (Va, pensiero, sull'ali dorate) è uno dei cori più noti della storia dell'opera, collocato nella parte terza del Nabucco di Giuseppe Verdi (1842), dove viene cantato dagli Ebrei prigionieri in Babilonia.
Il poeta Temistocle Solera scrisse i versi ispirandosi al salmo 137, Super flumina Babylonis (Sui fiumi di Babilonia).
Il coro è stato interpretato come una metafora della condizione dell'Italia, assoggettata all'epoca al dominio austriaco; la censura di Vienna avrebbe certamente impedito la circolazione del brano, e da ciò scaturisce la scrittura allegorica; è stato proposto anche come inno nazionale italiano, con alcune modifiche testuali, o col testo originale, ritenuto però poco adatto perché è il canto di un popolo diverso dall'italiano (gli antichi ebrei) e per di più sconfitti.
È stato adottato (talora modificandone il testo) dagli esuli istriani, fiumani e dalmati come inno del loro esodo dalle terre perdute dopo il secondo conflitto mondiale.
Testo | Parafrasi | ||
Va, pensiero, sull'ali dorate | Vai pensiero sulle tue ali d'oro. | ||
Va, ti posa sui clivi, sui colli, | Vai e posati sui pendii e sui colli, | ||
Ove olezzano tepide e molli | Dove profuma tiepida e deliziosa | ||
L'aure dolci del suolo natal! | L'aria dolce della nostra terra natale. | ||
5 | |||
Del Giordano le rive saluta, | Saluta da parte nostra le rive del Giordano | ||
Di Sïonne le torri atterrate… | e le torri di Sion,che sono state distrutte... | ||
Oh mia patria sì bella e perduta! | Oh mia patria così bella ma perduta, | ||
10 | Oh membranza sì cara e fatal! | Oh ricordo cosi caro ma doloroso. | |
Arpa d'or dei fatidici vati, | Arpa d'oro suonata dai nostri grandi profeti, | ||
Perché muta dal salice pendi? | Perché ora taci e sei appesa ai rami di un salice, di un albero che piange? | ||
15 | Le memorie nel petto riaccendi, | Riaccendi i ricordi nel nostro cuore, | |
Ci favella del tempo che fu! | Parlaci del tempo in cui eravamo liberi. | ||
O simile di Solima ai fati | Tu che hai memoria della sorte di Gerusalemme | ||
Traggi un suono di crudo lamento, | Fai uscire un suono di crudo lamento, | ||
20 | O t'ispiri il Signore un concento | Oppure il Signore ti ispiri una musica | |
Che ne infonda al patire virtù! | Che sappia farci reagire alla sofferenza. |
15/03/20
Contro il Coronavirus : NESSUN DORMA - TURANDOT (Giacomo Puccini) : FORZA ITALIA!
Giacomo Puccini
Nessun dorma è una celebre romanza per tenore della Turandot di Giacomo Puccini.
È intonata dal personaggio di Calaf all'inizio del terzo atto. Immerso nella notte di Pechino, in totale solitudine, il "Principe ignoto" attende il sorgere del giorno, quando potrà finalmente conquistare l'amore di Turandot, la principessa di ghiaccio.
Il primo tenore a cantarla è stato Miguel Fleta nel 1926.
La musica
La struttura della romanza è basata sull'alternanza tra strofa e ritornello.Durante la strofa il canto del tenore non si espande oltre lo stile di un arioso e il discorso musicale è condotto dall'orchestra, le cui armonie, estremamente piccanti, sono addolcite da una timbrica diafana, basata su archi con sordina, arpa, celesta e legni.
La strofa sfocia senza soluzione di continuità in un ritornello costituito da una frase di otto battute basata su una melodia in re maggiore di ampio respiro, costruita su versi novenari ben cadenzati, con gli accenti fissi sulle sedi quarta e ottava. Il canto è reso espressivo dalle delicate dissonanze di seconda tra le note accentate (che coincidono con le sillabe pari) e gli accordi dell'orchestra.
Dopo una ripresa scorciata della strofa, di sole quattro battute, la melodia del ritornello viene intonata dal coro dietro la scena, che sostenuto dal tremolo degli archi riprende le parole del principe, mostrando il rovescio della medaglia, ossia rammentando le minacce di morte della principessa, qualora prima dell'alba nessuno fosse riuscito a scoprire il nome dello straniero («Il nome suo nessun saprà / E noi dovremo, ahimè, morir!»). Calaf completa la melodia con nuovo slancio e la romanza termina con una breve coda sulla parola «vincerò». La voce del tenore tocca il si acuto, ma l'impeto eroico è ammorbidito, alla maniera di Puccini, facendo scivolare la voce alla nota inferiore, mentre l'orchestra riprende a tutta forza la melodia principale in una perorazione finale.
Il brano non conclude con una cadenza, bensì modula immediatamente nel successivo quartettino tra Calaf e le tre Maschere. Per ragioni pratiche, quando la romanza è eseguita in forma di concerto, vi si aggiunge una sbrigativa e prevedibile cadenza finale, lontana dallo stile dell'autore.
Il testo poetico
Nell'atto precedente a quest'aria, Calaf ha correttamente risposto ai tre enigmi fatti a tutti i potenziali pretendenti della principessa Turandot. Nondimeno, indietreggia al pensiero del matrimonio con lui. Calaf le offre un'altra possibilità sfidandola a indovinare il suo nome all'alba. Mentre si inginocchia davanti a lei, il tema "Nessun dorma" fa la sua prima apparizione, secondo le sue parole, "Il mio nome non sai!". Lei può ucciderlo se indovina correttamente il suo nome; ma se non lo fa, deve sposarlo. La principessa crudele ed emotivamente fredda decreta quindi che nessuno dei suoi sudditi dormirà quella notte fino a quando non verrà scoperto il suo nome. Se falliscono, tutti verranno uccisi.Quando si apre l'atto finale, è notte. Calaf è solo nei giardini del palazzo illuminati dalla luna. In lontananza, sente gli araldi di Turandot che proclamano i suoi comandi. La sua aria inizia con un'eco del loro pianto e una riflessione sulla principessa Turandot:
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