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31/05/20
24/05/20
Andrè Rieu : Così parlò Zarathustra (Richard Strauss)
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Così parlò Zarathustra (Strauss)
Le prime battute dell'opera | |
Compositore | Richard Strauss |
Tipo di composizione | poema sinfonico |
Numero d'opera | op. 30 |
Epoca di composizione | 1896 |
Prima esecuzione | Francoforte, 27 novembre 1896, sotto la direzione di Richard Strauss |
Durata media | 30 minuti |
Organico | grande orchestra sinfonica (vedi sotto) |
Movimenti | |
vedi sotto | |
Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra), op. 30 è uno dei poemi sinfonici più noti di Richard Strauss. Composto nel 1896, è evidentemente ispirato all'omonima opera poetico-filosofica del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.[1] L'usuale durata dell'interpretazione è di mezz'ora.
Il poema è nel repertorio sinfonico fin dalla sua composizione e prima esecuzione, diretta dall'autore a Francoforte sul Meno.
Il poema è nel repertorio sinfonico fin dalla sua composizione e prima esecuzione, diretta dall'autore a Francoforte sul Meno.
Organico
Struttura
Il brano è diviso in nove sezioni suonate con solo tre pause definite. Strauss diede il nome alle sezioni in base ad alcuni capitoli selezionati del romanzo di Friedrich Nietzsche: nei vari movimenti- Einleitung (Introduzione): dovrebbe rappresentare a seconda delle interpretazioni la Creazione o l'avvento della nuova era del superuomo e viene quindi ricondotto per il suo aspetto evocativo e declamato al motto del superuomo. È diventata celebre grazie al film 2001: Odissea nello spazio.
- Von den Hinterweltlern (Degli uomini che vivono in un mondo dietro il mondo): qui gli ottoni citano il centone gregoriano "Credo in unum Deum" ovvero "Credo in un solo Dio" a rappresentare nel massimo della sintesi la fede.[2]
- Von der großen Sehnsucht (Del grande struggimento): a rappresentare forse l'epoca dello Sturm und Drang. Qui c'è una citazione liturgica del Magnificat.
- Von den Freunden und Leidenschaften (Delle gioie e delle passioni): la parola agli archi dell'orchestra, al massimo della tensione. I tromboni espongono il tema del Taedium Vitae.
- Das Grablied (Canto funebre): parte in cui prevalgono gli archi.
- Von der Wissenschaft (Della scienza): a rappresentare scientismo, positivismo, è una fuga che ha per soggetto tutte e sole le dodici note.
- Der Genesende (Il convalescente): porta a compimento la tensione del movimento precedente, poi, dopo un brusco stacco determinato da uno "strappo" degli archi nel registro basso riparte dal mistero per dirigersi verso l'atmosfera del brano successivo di cui anticipa ampiamente lo spirito.
- Das Tanzlied (Ballo): viene ripreso il tema del Taedium Vitae trasfigurato sotto forma di valzer.
- Das Nachtwandlerlied (Canto del sonnambulo): coda in cui il finale viene lasciato in sospeso evitando la cadenza sulla tonica.
22/05/20
Carnevale di Venezia (Niccolò Paganini) - Variazioni dei CANADIAN BRASS (i migliori al mondo)
Nell’immaginario romantico la cultura popolare e più in generale il mito del Volk hanno sempre occupato un ruolo centrale e determinante. E questo tratto saliente del pensiero romantico non poteva non essere influenzato da una delle manifestazioni popolari più suggestive di sempre, il carnevale.
Forse la più celebre composizione che evoca i festeggiamenti carnascialeschi è proprio il Carnevale di Venezia, un tema con variazioni composto da Nicolò Paganini sull’Aria tipica della città lagunare “O mamma, mamma cara”. Il brano è costruito secondo la tradizione del virtuosismo del primo ottocento, e il tema leggero della canzone veneziana si presta alla perfezione per essere rivoltato, riletto, velocizzato, usato a mo’ di gioco dal compositore genoano e dalla sua immensa padronanza dello strumento. Come spesso accade per la musica di Paganini non c’è molto da aggiungere alla suggestione dell’ascolto stesso.
FONTE : http://quinteparallele.net/2016/02/09/carnevale-schumann-paganini/
Mozart : Rondò "alla turca" dalla sonata per pianoforte n. 11 in La maggiore K331 - CANADIAN BRASS
it.wikipedia.org
La sonata per pianoforte n. 11 (Klaviersonate Nummer 11) in La maggiore K 331 (K6 300i) è una composizione di Wolfgang Amadeus Mozart. È molto conosciuta per il suo terzo movimento, il rondò "alla turca".
Non è noto dove sia stata scritta: si ipotizzano come possibili località Salisburgo, Monaco, Vienna o Parigi. Anche la data della sua composizione è incerta; datata da Köchel e da Alfred Einstein (assieme alle sonate K 330, K 332 e K 333) al 1778, in seguito il musicologo Alan Tyson, mediante un'analisi della carta dei manoscritti, ha proposto la datazione di tutte queste quattro sonate al periodo 1783 o 1784[1].
La sonata è composta da tre movimenti:
Le prime otto pagine erano raccolte in due fogli: il primo foglio, contenente le pagine 1-2 e 7-8, è al momento da considerarsi perduto; il secondo foglio (da pagina 3 a pagina 6 del manoscritto), contenente la conclusione del primo movimento (dalla variazione n.3 alla fine) e la parte iniziale del secondo movimento (ossia l'intero menuetto e la parte iniziale del trio), è stato ritrovato nel settembre del 2014 presso la collezione musicale della Biblioteca Nazionale Széchényi di Budapest[3] durante una ricognizione di materiale non catalogato[4].
Una nuova edizione critica della sonata curata da Wolf-Dieter Seiffert è stata pubblicata nel 2015 da G. Henle Verlag; la nuova edizione, basata principalmente sul confronto fra i due autografi parziali di Budapest e Salisburgo e la prima edizione a stampa pubblicata da Artaria nel 1784, introduce numerose correzioni nello spartito.[2]
La nuova versione della sonata, basata sul ritrovamento di Budapest, è stata eseguita in pubblico per la prima volta dal pianista ungherese Zoltán Kocsis nel settembre del 2014.[5]

La composizione si discosta dalle sonate che Mozart aveva precedentemente scritte. Il primo movimento (Andante grazioso) invece di ricalcare la consueta forma-sonata presenta un tema lento, simile a certe arie pastorali dell'opéra-comique francese, che viene ripreso in una serie di variazioni. La melodia di base si può considerare popolare ma viene resa preziosa dagli espedienti tecnici usati nella scrittura e dal notevole dinamismo. Nelle variazioni il tema principale è sempre riconoscibile tanto che ognuna potrebbe costituire un pezzo a sé stante.

La possibile origine francese emerge anche dalla scelta di porre il minuetto, caratterizzato non solo dal ritmo ma anche dalla cantabilità, come secondo movimento.

L'indicazione di tempo è problematica: nella nuova edizione critica Henle Verlag viene ripristinata per il finale l'indicazione Allegrino (presente nella prima edizione a stampa di Artaria e nel manoscritto del copista di Mozart, conservato a Praga) in luogo del più usuale Allegretto[2].
Sonata per pianoforte n. 11 (Mozart)
Le prime due battute della sonata | |
Compositore | Wolfgang Amadeus Mozart |
Tonalità | La maggiore |
Tipo di composizione | Sonata |
Numero d'opera | K 331 (K6 300i) |
Epoca di composizione | dubbia: Parigi, 1778(?); Monaco, Salisburgo o Vienna 1781-1783(?) |
Pubblicazione | Artaria, Vienna 1784 (come op. VI n. 2) insieme alle sonate K 330, K 332 |
Autografo | Parte del manoscritto (4 pagine) è conservato a Budapest presso la Biblioteca Nazionale Széchényi, una pagina è conservata al Mozarteum di Salisburgo, il resto (4 pagine) è probabilmente perduto |
Organico | pianoforte |
Movimenti | |
| |
Manuale |
Non è noto dove sia stata scritta: si ipotizzano come possibili località Salisburgo, Monaco, Vienna o Parigi. Anche la data della sua composizione è incerta; datata da Köchel e da Alfred Einstein (assieme alle sonate K 330, K 332 e K 333) al 1778, in seguito il musicologo Alan Tyson, mediante un'analisi della carta dei manoscritti, ha proposto la datazione di tutte queste quattro sonate al periodo 1783 o 1784[1].
La sonata è composta da tre movimenti:
- Andante grazioso - tema con sei variazioni
- Menuetto - minuetto
- Allegrino (o Allegretto)[2] - Alla turca, in la minore
Il manoscritto
Mozart scrisse la partitura autografa della sonata in la maggiore in un manoscritto di nove pagine. Fino al 2014 era considerata perduta la maggior parte dell'autografo, dato che solo l'ultima pagina del manoscritto - contenente la parte conclusiva del finale Alla turca - era stato conservato nel Mozarteum di Salisburgo[3]Le prime otto pagine erano raccolte in due fogli: il primo foglio, contenente le pagine 1-2 e 7-8, è al momento da considerarsi perduto; il secondo foglio (da pagina 3 a pagina 6 del manoscritto), contenente la conclusione del primo movimento (dalla variazione n.3 alla fine) e la parte iniziale del secondo movimento (ossia l'intero menuetto e la parte iniziale del trio), è stato ritrovato nel settembre del 2014 presso la collezione musicale della Biblioteca Nazionale Széchényi di Budapest[3] durante una ricognizione di materiale non catalogato[4].
Una nuova edizione critica della sonata curata da Wolf-Dieter Seiffert è stata pubblicata nel 2015 da G. Henle Verlag; la nuova edizione, basata principalmente sul confronto fra i due autografi parziali di Budapest e Salisburgo e la prima edizione a stampa pubblicata da Artaria nel 1784, introduce numerose correzioni nello spartito.[2]
La nuova versione della sonata, basata sul ritrovamento di Budapest, è stata eseguita in pubblico per la prima volta dal pianista ungherese Zoltán Kocsis nel settembre del 2014.[5]
Struttura
Andante grazioso

La composizione si discosta dalle sonate che Mozart aveva precedentemente scritte. Il primo movimento (Andante grazioso) invece di ricalcare la consueta forma-sonata presenta un tema lento, simile a certe arie pastorali dell'opéra-comique francese, che viene ripreso in una serie di variazioni. La melodia di base si può considerare popolare ma viene resa preziosa dagli espedienti tecnici usati nella scrittura e dal notevole dinamismo. Nelle variazioni il tema principale è sempre riconoscibile tanto che ognuna potrebbe costituire un pezzo a sé stante.
[

La possibile origine francese emerge anche dalla scelta di porre il minuetto, caratterizzato non solo dal ritmo ma anche dalla cantabilità, come secondo movimento.
Rondò

Rondo Alla Turca eseguito da Romuald Greiss su un pianoforte Budynowicz del 1850
Il rondò finale (noto anche come Rondò alla Turca o Marcia alla turca) è un pezzo pieno di brio il cui carattere "turco" viene reso attraverso l'imitazione pianistica, con le acciaccature e gli accordi rapidamente arpeggiati, della musica suonata dalle bande dei giannizzeri, ricche di strumentini e piccole percussioni (la cosiddetta musica turca, appunto). All'epoca di Mozart tale effetto veniva reso anche con il pedale delle turcherie del fortepiano, che forniva effetti simili alle percussioni. Lo stile turco è ripreso da Mozart anche in altre opere, come Il ratto dal serraglio.L'indicazione di tempo è problematica: nella nuova edizione critica Henle Verlag viene ripristinata per il finale l'indicazione Allegrino (presente nella prima edizione a stampa di Artaria e nel manoscritto del copista di Mozart, conservato a Praga) in luogo del più usuale Allegretto[2].
Riferimenti in altre composizioni
- Il tema del primo movimento è stato ripreso da Max Reger in Variazioni e fuga su un tema di Mozart (1914) per orchestra.
- Una versione del Rondo alla turca compare nell'album di Benny Goodman, intitolato Venus H.B. (Turkish March) (1970), registrato a Stoccolma.
- Un jazz standard del 1959 di Dave Brubeck si intitola Blue Rondo à la Turk, con una chiara allusione al titolo del finale della sonata di Mozart, anche se in una intervista del 2003 Brubeck ha dichiarato che la composizione avrebbe dovuto chiamarsi semplicemente Blue Rondo, perché il titolo sembra confondere la gente.[senza fonte]
- Un evidente richiamo/citazione del Rondò alla Turca è presente nel finale della canzone di Franco Battiato Temporary Road contenuta nell'album Mondi Lontanissimi del 1985
- Una rielaborazione del Rondo costituisce la intro di Amante Amado, canzone di Jorge Ben.
21/05/20
Amadeus : aria Regina della Notte
Mozart resta folgorato dagli acuti spaventosi della suocera e li trasforma in quelli stratosferici e sublimi della Regina della notte (Der Holle Rache). Geniale intuizione del regista.
André Rieu : La Vergine degli angeli - (opera La forza del destino) - (Giuseppe Verdi)
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La Vergine degli angeli
La Vergine degli angeli è l'inno religioso che chiude il finale dell'atto II de La forza del destino di Giuseppe Verdi, ambientato nella chiesa della Madonna degli Angeli presso Hornachuelos.
È intonato prima da un coro maschile, irrobustito dalle voci soliste del Padre Guardiano e di Melitone e accompagnato dai violoncelli, e poi da Leonora (soprano), accompagnata dall'arpa.
La prima soprano a cantarla è stata Caroline Barbot. L'inno viene spesso eseguito anche in forma di concerto, talvolta con l'intero finale II.
La prima soprano a cantarla è stata Caroline Barbot. L'inno viene spesso eseguito anche in forma di concerto, talvolta con l'intero finale II.
Trascrizioni e parafrasi
- Amilcare Ponchielli, trascrizione per banda del finale II, op. 270[1]
- Pietro Girompini, trascrizione e variazioni per pianoforte del Finale dell'Atto II (Canti), op. 69
Curiosità
- Verdi si recava spesso a pregare presso un altare minore della Basilica di Cortemaggiore (paese a pochi chilometri dal luogo natio della madre, Luigia Uttini), su cui troneggia la pala di Francesco Scaramuzza (Parma, 1805-1886) "La resurrezione di Maria", in cui appare la Vergine portata in cielo da una folta schiera di angeli. La tradizione vuole che sia stata proprio questa tela ad ispirare al compositore quest'aria.
- È usato come colonna sonora del secondo episodio del film Aria, intitolato La virgine degli angeli, diretto da Charles Sturridge.
André Rieu : Frühlingsstimmen (Voci di Primavera) - Johann Strauss (figlio)
Frühlingsstimmen (Voci di Primavera) op. 410, è un valzer di Johann Strauss (figlio).
Nell'inverno del 1882-83 il compositore fu invitato a comporre un valzer vocale per il celebre soprano austriaco Bianca Bianchi (il cui vero nome era Bertha Schwarz), al tempo un acclamato membro del Wiener Hopfoperntheater (Teatro dell'opera reale di Vienna).
Il valzer fu eseguito per la prima volta al Theater an der Wien il 1º marzo 1883 ad un concerto di beneficenza per la fondazione degli indigenti dell'Impero austro-ungarico fondata dall'imperatore Francesco Giuseppe e dall'imperatrice Elisabetta.
Strauss, dopo il successo che aveva ottenuto con i suoi valzer corali, fu felice di scrivere un brano per sola voce e il librettista Richard Genée, che aveva già collaborato con il compositore nell'operetta Eine Nacht in Venedig (Una notte a Venezia) del 1883, scrisse anche il testo per il nuovo valzer.
L'autunno del 1882 vide Strauss impegnato a Budapest per curare la prima rappresentazione dell'operetta Der lustige Krieg (L'allegra Guerra; 1881). Durante lo svolgimento di una delle serate in onore della visita del musicista viennese, fu Strauss stesso ad esibirsi al pianoforte con un altro degli illustri ospiti della serata: Franz Liszt. I due compositori si conoscevano già molto bene da almeno 30 anni (Strauss aveva dedicato il suo valzer Abschieds-Rufe op. 179 a Liszt nel gennaio del 1856) e si incontrarono in numerose altre occasioni. Fu questa visita che fornì l'ispirazione per la scrittura del valzer Frühlingsstimmen.
Successivamente il valzer venne arrangiato da Johann in versione solamente orchestrale e fu eseguito in questa forma, oggi celeberrima, da Eduard Strauss durante uno dei suoi concerti al Musikverein nel 1883.
Nel 1934 il valzer fu riutilizzato per l'operetta "postuma" (con musiche di Strauss jr.) Die Tänzerin Fanny Elßler.
Durante il Concerto di Capodanno del 1987, Herbert von Karajan, inserì nel programma il valzer Frühlingsstimmen eseguendolo nella versione vocale originale con il soprano Kathleen Battle.
Nell'inverno del 1882-83 il compositore fu invitato a comporre un valzer vocale per il celebre soprano austriaco Bianca Bianchi (il cui vero nome era Bertha Schwarz), al tempo un acclamato membro del Wiener Hopfoperntheater (Teatro dell'opera reale di Vienna).
Il valzer fu eseguito per la prima volta al Theater an der Wien il 1º marzo 1883 ad un concerto di beneficenza per la fondazione degli indigenti dell'Impero austro-ungarico fondata dall'imperatore Francesco Giuseppe e dall'imperatrice Elisabetta.
Strauss, dopo il successo che aveva ottenuto con i suoi valzer corali, fu felice di scrivere un brano per sola voce e il librettista Richard Genée, che aveva già collaborato con il compositore nell'operetta Eine Nacht in Venedig (Una notte a Venezia) del 1883, scrisse anche il testo per il nuovo valzer.
L'autunno del 1882 vide Strauss impegnato a Budapest per curare la prima rappresentazione dell'operetta Der lustige Krieg (L'allegra Guerra; 1881). Durante lo svolgimento di una delle serate in onore della visita del musicista viennese, fu Strauss stesso ad esibirsi al pianoforte con un altro degli illustri ospiti della serata: Franz Liszt. I due compositori si conoscevano già molto bene da almeno 30 anni (Strauss aveva dedicato il suo valzer Abschieds-Rufe op. 179 a Liszt nel gennaio del 1856) e si incontrarono in numerose altre occasioni. Fu questa visita che fornì l'ispirazione per la scrittura del valzer Frühlingsstimmen.
Successivamente il valzer venne arrangiato da Johann in versione solamente orchestrale e fu eseguito in questa forma, oggi celeberrima, da Eduard Strauss durante uno dei suoi concerti al Musikverein nel 1883.
Nel 1934 il valzer fu riutilizzato per l'operetta "postuma" (con musiche di Strauss jr.) Die Tänzerin Fanny Elßler.
Durante il Concerto di Capodanno del 1987, Herbert von Karajan, inserì nel programma il valzer Frühlingsstimmen eseguendolo nella versione vocale originale con il soprano Kathleen Battle.
12/05/20
Valzer dell'Imperatore (Johann Strauss - figlio) : André Rieu
it.wikipedia.org
Kaiser-Walzer
Compositore | Johann Strauss (figlio) |
---|---|
Tipo di composizione | Valzer |
Numero d'opera | 437 |
Epoca di composizione | 1889 |
Prima esecuzione | 21 ottobre 1889 |

I due Kaiser ai quali è dedicato il valzer: a sinistra Guglielmo II e a destra Francesco Giuseppe.
Quel titolo faceva riferimento ai festeggiamenti che si erano svolti nell'agosto 1889 in occasione della visita dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria all'imperatore di Germania Guglielmo II per rafforzare ancor di più i rapporti fra i due Imperi.
L'editore Fritz Simrock suggerì a Strauss che Kaiser-Walzer si sarebbe potuto dimostrare un titolo più adatto per l'opera: in questo modo il valzer sarebbe stato apparentemente dedicato ad entrambi i monarchi e in questo modo la vanità di entrambi sarebbe stata appagata. Fu così, con questo titolo, che questo valzer ebbe la sua prima esecuzione a Berlino il 21 ottobre 1889.
Questa composizione è inclusa nella colonna sonora del film L'ultimo imperatore, film del 1987 di Bernardo Bertolucci.
Suite per Orchestra Jazz n. 2 (The Second Waltz) - (Dmitrij Dmitrievič Šostakovič) : André Rieu
La Suite per Orchestra Jazz n. 2 (The Second Waltz) è una composizione di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič del 1938, orchestrata da Gerard McBurney nel 2000.
La Suite nacque nel 1938 per la neonata Orchestra Jazz Nazionale Sovietica, coordinata da Wiktor Knuschewitzki. La prima esecuzione dell'opera ebbe luogo a Mosca, il 28 novembre dello stesso anno.
Causa le vicissitudini della seconda guerra mondiale, la partitura della suite andò perduta, ma una sua riduzione per pianoforte fu riscoperta nel 1999 da Manashir Yakubov. Tre movimenti della suite furono ricostruiti e orchestrati da Gerard McBurney, ed eseguiti per la prima volta a Londra il 9 settembre del 2000 dalla BBC Symphony Orchestra sotto la direzione di Andrew Davis.
Sino ad anni recenti, un'altra suite di Šostakovič, articolata in otto movimenti, è stata erroneamente identificata e registrata come la Jazz Suite n. 2. Quest'opera è ora correttamente nota come la Suite per orchestra di varietà, il cui "Valzer n. 2" è stato reso celebre dalla colonna sonora del film di Stanley Kubrick Eyes Wide Shut. Dal 2008 la sinfonia è anche utilizzata come colonna sonora ufficiale del Giffoni Film Festival.
08/05/20
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